SCRITTORI RIBELLI: ECCO LA NUOVA STAGIONE

di Paola Turroni

 

 

Nato nel 1967, Immanuel Mifsud appartiene alla nuova generazione di scrittori maltesi che stanno dando nuova linfa alla lingua e alla letteratura di Mala, con ha come centro d'interesse gli effetti della globalizzazione ed altri fenomeni sociali e culturali contemporanei. Mifsud ha scritto due raccolte di poesie: Fid-Dar ta' Clara (A Casa di Clara) e Il-Ktieb tar-Riħ u l-Fjuri (Il Libro del vento e fiori). E quattro raccolte di racconti: Stejjer ta' Nies Koroh (Racconti di Gente Brutta), Il-Ktieb tas-Sibt Filgħaxija (Il Libro del Sabato Sera), Il-Ktieb tal-Maħbubin Midruba (Il Libro degli Amanti Feriti) e L-Istejjer Strambi ta' Sara Sue Sammut (Le Strane Storie di Sara Sue Sammut). Stilos lo ha incontrato.

 

In quanto scrittore come vive il rapporto tra maltese e inglese?

Malta è una nazione bi-lingue. La storia stessa di Malta si manifesta nella nostra lingua. Il bilinguismo ha anche una storia lunga. Prima del bilinguismo maltese-inglese c'è stato quello maltese-italiano. Fino ai primi dell '900, la clase colta maltese parlava in italiano, perché considerava il maltese la lingua dei poveri e degli illitterati. Era una questione di classe e di politica. Furono gli scrittori romantici nei primi del '900 a sfidare quest'idea, soprattutto Dun Karm Psaila. Ma ci sono molti maltesi che ancora oggi, nonostante il maltese sia una lingua ufficiale dell'Unione europea, credono che sia una lingua limitata, anche perché il pubblico è ristretto: solo i maltesi infatti leggono in maltese. Io scrivo in maltese solo perché è la mia lingua. Non mi viene mai in mente di scrivere in inglese, anche se facendo così di sicuro avrei molti più lettori. Amo la mia lingua non per idee romantiche, ma perché è  la lingua che ho sempre usato.

 

Qual è la situazione del mondo letterario maltese?

La letteratura maltese è una letteratura relativamente giovane. Fino a metà del secolo scorso era ancora molto romantica, promuoveva l'idealizzazione della patria e la religione catollica. Va detto che il discorso sulla patria era anomalo, tenendo conto che Malta è stata colonia inglese fino al 1964. Comunque, gli anni '60 hanno portato una rivoluzione culturale aggressiva, una reazione forte che ha allineato la letteratura maltese con quella che si scriveva a quel tempo in Europa. Gli scrittori degli anni '60, particolarmente i poeti, avevano introdotto nuove technice e tematiche che non esistevano prima. Negli anni '80 c'è stato un vuoto, tranne qualche iniziattiva qua e là. L'era della sperimentazione finì ma non c'era niente con cui sostituirla. Solo negli ultimi anni del Novecento è apparso un nuovo movimento di scrittori giovani che hanno cominciato a reagire alle nuove realtà maltesi e mondiali. Con l'intento di esportare la nuova letteratura all'estero, attraverso un linguaggio meno letterario e più popolare,k una revisione radicale della storia maltese, particolarmente i bui anni Ottanta, una reazione alla globalizzazione mondiale, l'uccisione dell'eroe ma anche dell'antieroe, il liberato rifiuto di una ideologia.  La rabbia della letteratura degli Anni Sessanta era ideologica; la rabbia contemporanea è una rabbia più anarchica, gli scrittori tengono i piedi ben piantati a terra. Lo scrittore nuovo, mi pare, è stufo della realtà politica maltese, ampiamente bipolare, c'è una larga sfiducia nell'apparato politico.

 

È come se i particolalri elementi naturali di Malta coltivassero la sua sensibilità, con cui poi si rivolge, con estrema lucidità, al mondo globalizzato: dire che nella sua poesia c'è il respiro e nei racconti lo sguardo.

Sì, è vero, ho questo dicotomia nella mia scrittura. Come ho detto prima, facendo parte del nuovo movimento, sento che il medium più forte sia la prosa. Diciamo che è più compatibile con l'espressione che cerco di comunicare. Abbiamo perso interesse per le sperimentazioni in voga nella poesia degli anni '60 e '70. Oggi la poesia ha ritrovato la liricità, la personalità, forse ha anche un valore confessionale e privato, quasi un rifugio dello sguardo, per seguire quello che dici. Invece, la prosa, particolarmente la novella, è più pungente. L'ultima mia raccolta di racconti mi ha fatto penare molto perché è una testimonianza del mondo sotterraneo della criminalità, della insensibilità e frivolezza del mondo televisivo e giornalistico maltese. Nonostante questo, c'è anche la poesia come sguardo, particolarmente quella che documenta i miei viaggi all'estero.

 

Com'è stata l'esperienza fatta di organizzatore del Festival internazionale di poesi di Malta?

Credo che un festival di inernazionale di poesia sia una perfetta opportunità per l'incontro: l'incontro tra scrittori che vengono da diversi Pesi (portando con loro non solo la loro esperienza personale, ma anche quella del loro Paese), ma anche un incontro dell'udienza con lo scrittore. Questa idea dell'incontro quasi mi ossessiona, anche perché per tanta gente un poeta o uno scrittore è un individuo lontano che vive solo tra le parole che scrive. Invece, io credo che i lettori hanno diritto di incontrare lo scrittore non solo tramite i suoi libri, ma anche tramite opportunità come un festival.

 

from  Stilos, insert in "La Sicilia", 19/10/2004


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